Television Performing Marquee Moon @ Orion Live – Roma 2016

Television, 29 marzo 2016

Il ritorno dei Television in Italia 

I Television tornano in Italia con due emozionanti date, di cui una proprio all’Orion Live Club di Roma. E’ la seconda volta che i fan italiani hanno il piacere di accogliere il gruppo, dopo il concerto al Teatro Romano di Fiesole. La band, composta da Tom Verlaine (voce e chitarra), Jimmy Rip (chitarra e cori), Fred Smith (basso e cori) e Billy Ficca (batteria), ha messo su un vero e proprio spettacolo, proponendo brani appartenenti al loro album leggendario “Marque Moon”.

 

“Stasera non è solo un concerto, è un transfert psicologico, un viaggio nel tempo. L’Orion di Ciampino come il Cbgb. Il piccolo club sperduto nella campagna laziale come la gloriosa bettola newyorkese da cui nacque tutto: il punk, la new wave, l’onda lunga che avrebbe travolto una generazione intera. Poco prima delle 23 entrano in scena in modo semi-clandestino i quattro protagonisti.“Marquee Moon” è più di un disco, è un sogno a occhi aperti, una rivoluzione dolce, acida e straniante, che ha ridisegnato i contorni del rock. È uno di quei dischi che hanno segnato un prima e un dopo. Anche se – come spesso accade – all’epoca quasi nessuno se ne accorse. 
Ecco il giro di do beffardo e gli accordi latineggianti di “Prove It” a dare l’abbrivio. Verlaine canta sempre con quel tono asettico e trasognato, straniato e convulso al contempo, con quella sua dizione affilata inconfondibile, anche se le corde vocali non sono più quelle degli anni 70. Ingaggiano un bel corpo a corpo in punta di plettro nella successiva “Elevation”, la cui dolcezza scomposta si effonde nell’aria, bruscamente interrotta da quel ritornello-bonsai – “Elevation… don’t go to my head” – che suona quasi come l’epitome di tutte le nevrosi dell’era wave.

Verlaine, occhi quasi sempre chiusi, tende il suo collo da cigno verso il microfono, sempre fiero, con il suo aristocratico cipiglio, nonostante i trascorsi giovanili da scaricatore di porto. E sul palco la sobrietà di questo rocker atipico, malato di poesia decadente, pare quasi stridere con la carica dinamitarda dei suoi inni. Come il blues-rock deviato di “Friction”, con quel suo incredibile saliscendi di chitarra iniziale, o come un’arrembante “See No Evil” cantata in coro col pubblico nel refrain, dove emerge una volta di più la maestria ai tamburi del metronomo Ficca: “Lui ha origini italiane”, lo celebra Verlaine, prima di attaccare la sempiterna “Venus” (de Milo) che manda in visibilio l’audience: cinquantenni ingrigiti o del tutto calvi si dimenano sotto il palco al fianco di fanciulle ventenni che sembrano conoscere ogni passaggio di quei fraseggi chitarristici sgraziati e ammalianti, innervati dai colpi spavaldi del basso di Smith, che incorniciano il canto androide di Verlaine. Quando si dice un classico.
Poi è tempo di ballate. Come “Guiding Light”, incanto di grazia e irrequietezza che strappa dalle tasche perfino alcuni accendini vintage, o come la maestosa discesa negli abissi di “Torn Curtain”, che fa calare il sipario della notte sull’euforia collettiva in un rullio di tamburi e in un nuovo vortice di chitarre lancinanti, con un Verlaine sempre efficacissimo nel pennellare atmosfere desolate, sul crinale tra deliquio e agonia.
L’apoteosi è naturalmente la title track, trasformata – com’era prevedibile – in una sfibrante e interminabile jam, che esalta tutto il virtuosismo di un gruppo che suonava già post-punk quando il punk non era ancora stato inventato, forte del suo bagaglio tecnico di jazz, blues e psichedelia. 

Chiusa l’esecuzione integrale di “Marquee Moon”, la band saluta, per tornare poi sul palco con due bis: “Little Johnny Jewel”, il singolo edito dall’etichetta indipendente Ork che precedette l’album, e “I’m Gonna Find You”, outtake del 1974 risalente all’epoca di Richard Hell.
See you soon, saluta Verlaine. Per quasi un’ora e mezzo, è stato come rivivere l’iniziazione mistica del tempio del punk, dove i Television erano di casa insieme a signori come Ramones, Talking Heads, New York Dolls, Patti Smith e Blondie. Miracoli del rock. “

Claudio Fabretti per www.ondarock.it

 

Foto di

Ernesto Notarantonio per www.kikapress.com


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