Verdena @ Orion – Roma 2015

13 novembre 2015

I Verdena presentano il tanto atteso “Endkadenz Vol.2” all’Orion Live di Ciampino con il grande contributo dell’ormai navigato Adriano Viterbini.

Dopo la chiusura in attivo del tour estivo con più di cinquanta date ed un’affluenza sorprendente, la giovane ed infaticabile band bergamasca ritorna a Roma. La cornice retrò del locale accoglie il secondo volume degli artisti, più giocoso e frizzante del primo, come dichiarano loro stessi. A dare luce al palco dell’Orion anche Adriano Viterbini,  grande rivelazione degli ultimi anni.

 

“Dopo aver chiuso alla grande il tour estivo con oltre cinquanta date e una straordinaria affluenza di pubblico, l’infaticabile band bergamasca ha deciso di ripartire con una serie di concerti sui principali palchi dei club di tutta la penisola. Non poteva chiaramente mancare l’area della Capitale. Alle nove e trequarti sale sul palco Adriano Viterbini, già Bud Spencer Blues Explosion, accompagnato alla batteria da Fabio Rondanini e dal polistrumentista Josè Ramon Caraballo Armas. Quaranta minuti di esibizione regalano un’idea piuttosto precisa delle enormi capacità chitarristiche di cui è dotato il musicista. Ascoltando i cinque brani proposti, piuttosto eterogenei tra loro, ciò che colpisce è la grande sensibilità dinamica e sonora dell’esecuzione. Non capita spesso che, a Roma almeno, sia suonato un rock così energico e pulito, in grado di attingere a sonorità vicine alla gloriosa epoca degli anni Sessanta e Settanta. Il pubblico apprezza ed applaude senza remore.

Alle dieci e quaranta, nel febbricitante entusiasmo di una platea in visibilio, giunge il turno dei Verdena. L’impatto è potente e distorto. La voce di Alberto Ferrari galleggia tra i toni medio-alti di chitarre sature. Roberta Sammarelli e Luca Ferrari rappresentano la sezione ritmica forastica, istintiva, capace di mantenere solida la base di ogni aleatoria ricerca melodica. Completa il movimento, per l’occasione, Giuseppe Chiara alla chitarra, tastiera e sintetizzatore. Il brano di apertura è “Cannibale”. L’intelligibilità della voce è piuttosto relativa, anche per gli effetti applicati al microfono, ma questo fa parte delle sonorità del gruppo. Anzi, probabilmente, fa parte della filosofia stessa della musica dei Verdena. I testi, a volte urlati a volte sussurrati, sono un’alchimia che non necessariamente sembra seguire un filo logico. È la parte emotiva a determinare cosa e come esprimerlo. L’impulso guida ed il linguaggio si piega ad assecondare. Proprio come un’emozione, il percorso testuale non segue ciò che ha logica preferendo ciò che ha sensibilità. Per quanto sia difficile da credere funziona perfettamente in chi ascolta. Lo dimostrano venti anni di carriera, sette album, numerosi riconoscimenti ed un fatto che può essere considerato una vera e propria peculiarità: ogni prodotto realizzato, per quanto distante dagli standard dell’industria musicale, ha puntualmente centrato l’obiettivo. Non importa quanto abbiano stravolto la forma canzone eliminando la concezione di strofa-ritornello, non è bastato mettere sul mercato un album doppio e poi un doppio album diviso in due volumi usciti a distanza di qualche mese, non è stata sufficiente nemmeno una ricerca sonora spudoratamente disinteressata al gusto del mercato, i Verdena hanno comunque conquistato vecchie e nuove leve. Durante le quasi due ore di concerto, propongono gran parte dell’album “Endkadenz Vol. 2” riscuotendo indiscusso consenso. Praticamente ogni nuova canzone viene intonata dal pubblico, e non sembrano esserci, durante l’esecuzione della scaletta, quei tipici cali dove gli spettatori cedono in attenzione per andarsi a rifornire di alcolici.

Se i sentimenti si trasmettono immediatamente con lo sguardo, i Verdena lo sanno fare con la musica. Non importa la parola di per sé, ma sono l’intensità ed i colori sonori che l’accompagnano a restituirne il significato corretto. In questa sorta di magia scendono dal palco sulla coda del brano “Waltz del Bounty”, prima Roberta, poi dopo poco Giuseppe, Luca e il cantante Alberto in un’alienante sequenza di “ciao, grazie”. Lì per lì mi sono chiesto se ci fosse qualcosa di strano. Poi, una volta fuori, il telefono ha ricominciato ad avere linea.”

Giorgio Collini per www.rockol.it

 

Foto

Massimo Barsoum per www.rockol.it

Pasquale Colosimo per www.100decibel.com

 

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