The Musical Box @ Auditorium Parco della Musica Roma – @ Palapartenope Napoli 2015

30 ottobre – 1 novembre 2015

La tribute band canadese, dopo quasi 1000 concerti in tutto il mondo, è tornata a Roma e Napoli per rianimare le frequenze dei tanti fans Genesis.

Ad un anno di distanza dalla loro ultima esibizione i The Musical Box sono sempre una conferma, la loro facilità nel riportare alla luce i migliori spettacoli dei Genesis ci lascia sempre sorpresi. Questa volta la forma della tournée è stata plasmata degli stilemi prog dei Genesis su ispirazione  dell’album: Selling England By the Pound, uscito nel 1973.  Nelle due date, gli artisti canadesi hanno guidato i fan in un viaggio nel tempo, offrendo a tutti loro la possibilità di rivivere la magia di un’esperienza unica.

“La band esordisce con “Watcher of the Skies”, tratto dall’album Foxtrot (con testi molto originali, dovuti a Mike Rutheford e Tony Banks, e basati sul racconto di fantascienza Rescue Party di Arthur C. Clarke, con riferimenti anche a John Keats: “Then felt I like some watcher of the skies/When a new planet swims into his ken“, “On First Looking into Chapman’s Homer”): musicalmente, il brano si apre con alcuni accordi del Mellotron Mark 2 a opera di Sébastien Lamothe che imita Tony Banks, e si dipana su una ritmica della forma 6/4 (in parte ispirata al modello ritmico di 5/4 della suiteThe Planets di Gustav Holst). Segue una parte poliritmica, dove le tastiere di Lamothe vengono suonate in modo quasi percussivo, per rendere il cambiamento al tempo di 8/4, con l’ovvio accompagnamento ritmico della batteria di Marc Laflamme. Di rilievo la performance anche del cantante Denis Gagné, che cerca di riprodurre le prestazioni del ventiduenne Peter Gabriel, usando anche gli stessi costumi scenici dell’epoca, con ali di pipistrello accanto alla testa, un vistoso make-up intorno agli occhi e un cappello policromo.

Il culmine del concerto viene toccato con “Firth of Fifth”. Il titolo è un gioco di parole che rimanda all’estuario del fiumeForth, in Scozia, comunemente conosciuto come il Firth of Forth. La canzone inizia con un’introduzione in stile classico che nella versione originale veniva suonata con il pianoforte acoda da Tony Banks, qui surrogato da Sébastien Lamothe con uno strumento a tastiera non del tutto all’altezza. Poi cambia il tempo e si passa alla prima sezione cantata, accompagnata dalle percussioni e da una progressione di accordi in cui le tastiere dialogano con la chitarra e anche con il sax. Si inserisce a questo punto una melodia di flauto, seguito dal sintetizzatore, che riprende il tema di pianoforte di apertura. Denis Gagné suona il flauto in modo eccellente, ma dobbiamo confessare che abbiamo preferito la recente performance di Steve Hackett al teatro Brancaccio, che ha riprodotto la melodia del flauto con uno dei suoi celebri assoli di chitarra che ricordano quasi le corde di un violino.”

Con educatissimi applausi, simili a quelli che si riscontrano in un concerto di musica classica, il pubblico richiama la band per un bis. I cinque membri del gruppo eseguono allora “The Knife“, da Trespass. Si tratta di un brano dove un riff di organo scandisce quasi una marcia, accompagnata da chitarre e basso fortemente distorte a sottolineare la drammaticità del testo, concepito da Gabriel in una fase “gandhiana” del suo percorso spirituale, dove la violenza delle rivoluzioni in nome della libertà spesso nasconde solo la volontà di imporre un altro tipo di dittatura:
“Soon we’ll have power, every soldier will rest/And we’ll spread out our kindness/To all who our love now deserve./Some of you are going to die/Martyrs of course to the freedom that I shall provide.‎”

Teo Orlando per www.gothicnetwork.org

“The Musical box ha scelto di studiare e riproporre fedelmente (come ha dichiarato lo stesso Phil Collins) il repertorio dello storico gruppo degli anni 1972/75; fulcro della performance napoletana è stato proprio “Selling England by the pound”, album del 1973, all’interno della quale nulla è stato lasciato al caso: i costumi del vocalist Denis Cagné (che, come Gabriel, suona il flauto e si cimenta alle percussioni) da “Watcher of skies” a Britannia di “Dancing with the moonlit knight” passando per The Old man dell’immancabile “The musical box” sono stati ineccepibili nel ben riuscito tentativo di ricostruire la verosimiglianza. E, esattamente come accadeva durante i concerti dei Genesis, continui erano i cambi di spinotto e la riaccordatura degli strumenti; parimenti, il vocalist ha intrattenuto il pubblico per riempire i vuoti di scena alternando un discreto italiano all’inglese necessario ad introdurre i brani.

La chitarra a doppio manico di Philipps è stata abilmente sostituita da François Gagnon e estremamente suggestiva è stata anche l’intro al piano di Guillame Rivard su “Firth of fifth”; le slides che scorrono sulla scenografia sono le stesse del tour originale e contribuiscono a portare il pubblico nell’atmosfera di quegli anni, mentre Sébastien Lamothe (chitarra e basso) e MarcLaflamme (in salopette bianca come già fu per un giovanissimo Phil Collins) danno il loro onorevole contributo, anche vocale, perché l’onda buona del rock investa la platea con i suoi lunghissimi densi vigorosi strumentali.

Non manca un pizzico di Bach (dalla Suite n.1) ma la sgroppata rock non tarda a farsi sentire, accompagnata da bui ad hoc e luci flou, fontane pirotecniche e luci stroboscopiche mentre, dopo un applauditissimo “Supper’s ready”, la band torna in scena per l’unico bis concesso, quel “The Knife” che ha visto i fans storici e i loro figli alzarsi in piedi per il rush finale.”

Monica Lucignano per www.lagazzettadellospettacolo.it

 

Foto

Luigi Maffettoni per www.ritrattidinote.it

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