Swans @ Orion Live Club Roma 2016

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06 Novembre Roma

Gli Swans vengono a disturbare Roma!

Per Kick Agency, lavorare con gli Swans, è stato come entrare nel loro mondo oscuro ed ipnotico, uscendone solo dopo una lunga apnea!

Dice Alessandra Battaglini: “Gli Swans, portano in tour giovani e bravi artisti da farci conoscere. Questa volta è la svedese Anna von Hausswolff ad aprire il live, cantante musicista e compositrice con quattro album all’attivo. Lei governa la tastiera e a volte imbraccia una chitarra, ma resta impressa soprattutto per la splendida voce, ed è accompagnata da una seconda chitarra e dalle percussioni elettroniche.

La prima parte abbonda di momenti dilatati,delicati, lirici, mentre andando avanti e sempre piú verso la fine, come attratti dall’attesa degli headliners, i suoni si appesantiscono e distorcono trascinando in un impeto parossistico, un’ esplosione controllata, una fusione a freddo.
Bello il contrasto tra la fisicità eterea, in primo luogo di lei, ma in parte anche degli altri membri, e la cupa straziante drammaticità nell’interpretare brani complessi e vari, questa notevole band ci fa galleggiare in atmosfere rarefatte per poi sferzarci a odate energiche e brucianti, infine lasciandoci, come il temporale passato su Roma, gocciolanti e con qualche brivido.

Gli Swans aprono con una nuova composizione “The Knot” che dilaga nella sala in ondate di risonanze incrociate degli strumenti che si rispondono e si contaminano tra loro, ondate che si infrangono sulle nostre teste, un lentissimo sintonizzarsi dei sensi e prepararli a quello che sta per arrivare, un’introduzione così lunga che ci allerta ogni cellula e tende l’attesa, e quando finalmente entra la voce di Michael Gira l’impatto è forte come un big bang, o forse l’implosione di una stella che ci risucchia nelle sue profondità. Dopo questa prima immersione di decine di minuti, arriva “Screen Shot”, all’inizio una pulsante cantilena ipnotica che si addensa progressivamente in una tempesta magnetica.
In più momenti, quando la densità raggiunge il limite, viene fatta a pezzi dall’irruzione della sezione ritmica, così che prende a scorrere nei suoi alti massicci muri, che la rilasciano poi all’improvviso e così via alternando momenti più interiori ed esplosioni.

Specie nelle parti più meditative e rarefatte si fanno notare le tastiere, che ci ipnotizzano con arpeggi e ci trascinano su e giù per scale che si incendiano e liquefanno e attorcigliano su sé stesse come un DNA, e tornano poi a svolgersi in qualche ordine, quando qualcosa fuori e dentro di te è mutato anche se non sai dire bene cosa.
La mutazione è per me il significato di questa serata, e forse dei nostri stessi “Cigni”, il sentirsi intaccati e contaminati da qualcosa che si annida dentro come un seme destinato prima o poi a svilupparsi.

Si prosegue con l’inizio evocativo di “Cloud of forgetting”, dal nuovo album, e la sua ricchezza orchestrale in crescendo,di intrecci ritmici e melodici, che mette in risalto ancora di più la bellezza senza tempo della voce di Gira, la quale sembra afferrare fisicamente e torcere tutte le linee di energia circolanti, inanellando sempre più anche quelle che attraversano il nostro petto e facendoci risuonare come parte integrante del concerto (cosa che magari dovrebbe avvenire sempre, ma non è per niente detto!).
Il brano diventa monumentale prima di placarsi come fagocitato dalla voce, che così nutrita diventa sempre più imponente per la conclusione.
“Cloud of Unknowing”, sempre accostata alla precedente oltre che nel disco nelle esibizioni, evidentemente anche dal nome un binomio inscindibile, altra ma simile come un negativo, come l’altra faccia di una luna bella e gelida, da un lato perché ha dimenticato, dall’altro perché non ha mai saputo. Uno spazio in cui ci si muove cauti, con passi cadenzati e una voce che è suono senza quasi parole, e alla fine arriva il fiume in piena degli strumenti come di elementi naturali scatenati e irrefrenabili.

La batteria di Phil Puleo è strepitosa, pur senza fronzoli sembra non mancare un battito di ciglia agli appuntamenti, trasmette passione ed entusiasmo, così come è fortissima la presenza del basso di Chris Pravdica, sempre vicino a Gira da sembrare pressoché in simbiosi. Tutti i musicisti hanno comunque contribuito a ben creare l’intensità cercata, incitata, e diretta da Gira con gesti a volte simili a movenze di danza mistica.
Ad un certo punto le energie messe in moto mi portano una sensazione simile a quel vecchio gioco infantile, nel quale si mettevano in tensione per un certo tempo le braccia intrecciate, che poi rilasciandole si sollevavano da sole come per forze misteriose, che invece erano le proprie. Energie interiori ed esterne, individuali e collettive, in connessone e sfida, gravità e volo, entropia e vita, caos e strutture, di questi contrasti mi parla la musica degli Swans oggi, conducendo il corpo a pensare e la mente a sentire.

“The man who refused to be unhappy” ha qualcosa di rock’n’roll nei ritmi delle chitarre e della batteria, ma l’ossessione in cui resta impantanata è tutta noise, disturbante, anche di essa vediamo una progressiva trasformazione che appare alla fine uno svelarsi. Infine “The Glowing”, selvaggia, acida, delirante, che ci scuote come un rito pagano, ci risolleva e spreme le ultime energie, ci fa buttare lì sulla pista anche quelle che non sospettavamo di avere più, ci lascia definitivamente “storditi ma rigenerati”, come dicono loro stessi di essere stati dal percorso creativo di questo lavoro.

Nessuna nostalgia da revival, nessun brano vecchissimo che ci avrebbe certo emozionato facilmente, ma come già mi era sembrato l’album, una summa, un bilancio, che non è un album di fotografie ed è più di un riassunto, della creatura Swans, come un frutto che arrivato a maturazione esprime la sua compiutezza nel suo essere pronto a cadere, ma solo per trasformarsi in altra vita (ancora le mutazioni), e infatti gli Swans, così promettono, con questo album e tour allo stesso tempo finiscono e continuano, stravolgendo in futuro la formazione sotto lo stesso nome.”

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Si ringraziano le fonti:

 per www.indieforbunnies.com

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