Scorpions @ Palalottomatica – Roma 2015

09 novembre 2015

Gli Scorpions slacciano le cinture dei fan romani nella prima delle tappe italiane.

La metal band tedesca, tra le più imponenti del panorama heavy metal internazionale, festeggia il suo 50° anniversario con il tour mondiale “Return to Forever-50th anniversary”. I 50 anni di carriera degli hard rockers teutonici lasciano poco spazio a feedback negativi. Un pubblico di veri metalheads e rockers dal leggero capello imbiancato accoglie calorosamente gli Scorpions per un altro bel live show.

“Il palco è stato coperto da un enorme sipario raffigurante la cover di “Return To Forever”, calato a terra quando sono partite le chitarre di ‘Going Out with a Bang‘.
‘Energia’ e ‘carisma’ sono i primi aggettivi ai quali si riesce a pensare guardando Rudolf Schenker e Klaus Meine, gli unici due membri originali della band. Senza mai troppo fermarsi e perdersi in chiacchiere, il concerto parte in pompa magna e non dà segni di cedimento durante tutta la serata.
Da ‘Coast to Coast‘ a ‘In the line of fire‘, senza tralasciare la già citata ‘Wind Of Change‘, gli Scorpions regalano al loro pubblico uno show senza eguali tra chitarre roboanti e momenti più intimi e gustosi, al limite dell’emozione se si pensa che da ben 50 anni questa band calca le scene mondiali. Incantevoli e degni di nota i suoni della batteria di James Kottak, l’uomo dalle mani veloci ed irrequiete: è sempre uno spettacolo notare la padronanza del proprio strumento, la sicurezza nel suonarlo e la sfrontatezza nel lanciare al vento o nel roteare le bacchette durante le esecuzioni dei brani.
Cosa si può aggiungere quando si parla di una band come quella degli Scorpions?
50 anni sono un arco di tempo pazzesco e la band li porta magnificamente: resta infatti difficile coniugare l’età anagrafica dei membri con quanto accaduto sul palco del Palalottomatica.”

Federica Hosley per www.ocanera.com

 

“E’ subito chiaro che siamo alle prese con uno spettacolo assai energico a dispetto dell’età dei suoi protagonisti, che gli ingegneri del suono hanno avuto in gran parte la meglio sulla di solito insoddisfacente acustica del Palalottomatica, e che, anche dal punto di vista visivo, gli Scorpions regalano al pubblico emozioni fantasmagoriche. La musica, però, è sempre in primo piano: scorrono impeccabili e grintose Make It Real e The Zoo, mentre la strumentale Coast to Coast mette in mostra le doti delle due asce, ed in particolare, qui, di  Rudolf Schenker  (lo stesso succede, più avanti, con Delicate Dance, ma con Matthias Jabs prioritariamente sugli scudi). Il medleyTop of The Bill/Steamrock Fever/Speedy’s Coming/Catch Your Train ci consente di fare un tuffo del repertorio maggiormente settantiano del five-piece tedesco, con qualche venatura blues, ma We Build This House (dall’ultimo CD), ci riporta nei territori del più scoppiettante hard melodico.

Ad un certo punto, come nella migliore tradizione del rock classico, i nostri s’affacciano sulla propaggine più avanzata del palco imbracciando strumenti acustici, e parte una sezione unplugged o giù di lì di rilevante dolcezza e delicatezza: sfilano, in un rosario di suggestioni romantiche, l’antica Always Somewhere, la recente Eye Of The Storm, e la magica Send Me An Angel, cantata in coro dagli astanti, che fanno eco all’inconfondibile timbro vocale di Klaus Meine. E che capiscono, a questo punto, che li aspetta uno dei momenti topici della serata. Sì, nel buio si fa strada, infatti, quella certa melodia fischiettata, Wind of Change si apre con il suo irresistibile aplomb di epocale power ballad, e nel Palalottomatica anche le sedie ed i muri cantano in coro ed hanno le lacrime agli occhi.

Il tempo di riprendersi dalla commozione, e l’hard’n’roll della fresca Rock’n’Roll Band irrompe sul pubblico per l’inizio di una lunga e travolgente cavalcata heavy metal che procede incessante fino alla fine. Va detto che i nuovi brani erano ben noti sono stati ben accolti dai fans, ma tale accoglienza è nulla in confronto al tripudio suscitato da Dynamite e Blackout (in mezzo alle quali hanno dato segno di sé In The Line of Fire, l’assolo di batteria di James Kottak – con trovate sceniche un po’ pacchiane ma divertenti – e la catchy Crazy World).

Mentre sullo schermo appaiono immagini metropolitane, il baldanzoso uptempoBig City Night chiude col botto la serata, ma non si può andare via senza riascoltare le emozionanti melodie di Still Loving You ed i riff, le ritmiche e l’innodico chorus di Rock You Like A Hurricane. Le quali vengono, difatti, puntualmente presentate nel bis, e trasportano magicamente in questa Roma del 2015, attraverso una macchina del tempo comandata dagli Scorpions e dai loro strumenti, un pezzo significativo degli anni Ottanta del secolo scorso. E suggellano, così, con le canzoni di maggior successo, il concerto di una band che ha attraversato con orgoglio quasi tutta la storia del rock.”

Francesco Maraglino per www.truemetal.it

 

Foto

Roberto Panucci per www.onstageweb.com

 

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