Satyricon @ Orion Club – Ciampino (Roma)

06 Dicembre 2013

(fonte articolo di Mario Cordaro)

I norvegesi Satyricon, conosciuti come una delle principali black metal bands della seconda ondata almeno fino al 1999, anno d’uscita di “Rebel Extravaganza” battezzano Roma. Con questo disco i Satyricon cercano di modificare il suo sound salendo prima sul carrozzone dell’avantgarde (almeno queste erano le intenzioni…) per poi approdare, negli album successivi, a lidi extreme metal. Il tentativo di rinnovare il sound dei Satyricon, rispetto a quello delle origini, ha coinvolto in quegli anni parecchi nomi della scena scandinava dei primi ’90.

Possiamo ricordare tra questi Immortal, Darkthrone, Mayhem, Marduk,Emperor, Impaled Nazarene oltre a moltissimi altri, con risultati a volte apprezzabili (salvo sempre i gusti personali). Non sorprende quindi una scelta simile da parte di Satyr (cantante e mente dietro al progetto): possiamo affermare, senza timore di sbagliarci troppo, fosse la tendenza dell’epoca.

Non mi dilungo oltre su questo discorso non essendo questa la sede giusta per trattarlo.
L’opening act corrisponde al nome dei Chthonic, band di Taiwan (suonano metal anche da quelle parti? Giuro che non ne avevo la più vaga idea) capace di miscelare l’extreme metal di band come i Cradle Of Filth ad influenze e strumenti folk – come l’erhu – tipici di quell’area geografica. Grazie ai loro tratti somatici, ad una proposta sonora “moderna” e all’aspetto della giovane bassista Doris Yeh, questa band riesce a catturare l’attenzione di un pubblico composto in prevalenza da giovani. Il tastierista indossa invece una maschera degna degli Slipknot, per un risultato sonoro/visivo complessivo abbastanza particolare.
Gli asiatici lasciano il palco agli headliner e la musica cambia, in tutti i sensi: come anticipato in precedenza, i Satyricon hanno abbandonato da anni il black metal “puro” e infatti la tracklist vede in prevalenza pezzi degli ultimi quattro dischi. In apertura troviamo una sorpresa però, Hvite Krists Død direttamente dal mini “The Shadowthrone”: su questo pezzo Frost alla batteria dimostra come, nei Satyricon attuali, ci sia ancora spazio per gente con la stessa visione musicale dell’epoca. La sua prestazione alle pelli è definibile semplicemente con una parola: inumana. Accelerazioni improvvise dal mid-tempo al blast più feroce, e accenti messi nei punti giusti rendono il suo drumming inconfondibile oltre ad essere, lasciatemelo dire, unico. Suonasse anche da solo, riuscirebbe a riempire il palco; su questo non ho il minimo dubbio. I pezzi dell’ultimo corso della band si basano su riff di stampo moderno (niente bicordi quindi), oltre che su una ritmica oscillante tra tempi più cadenzati ed altri più sostenuti. Satyr si mostra a suo agio sul palco, mostrando una voce sporca e incitando il pubblico ad alzare cori, i quali raggiungeranno il loro apice su Mother North, direttamente da “Nemesis Divina”.

Anche in questo caso si nota nettamente lo stacco tra un pezzo del genere e il nuovo materiale: chiamatemi nostalgico, ma non riesco ancora ad inquadrare bene il nuovo corso della band. Il concerto si conclude dopo un’ora e un quarto con K.I.N.G. e la sensazione che all’attuale incarnazione dei Satyricon manchi “qualcosa” per propiziare il vero salto di qualità. Non resta che rimanere sintonizzati per i futuri sviluppi musicali.  – powered by Kick Agency –

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