Rise Against @ Orion Roma 2015

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01 Ottobre 2015

(Foto di Veronica Badini per Onstageweb.com e di Alessandro del Gaudio per Nightguide.it )

All’Orion Club di Ciampino, il locale è già quasi del tutto pieno: inutile sottolineare quanto i Rise Against hanno fatto il “botto” in questi ultimi anni (più o meno dal 2006, anno di “The Sufferer And The Witness”), soprattutto tra le più giovani generazioni.

Tim McIlrath, cantante e chitarrista dei Rise Against, descrive quest’ultimo lavoro come l’opera più personale e onesta realizzata sino ad oggi dalla band, in cui i temi sociali e d’attualità si intersecano alla perfezione con quelli più personali, introspettivi e universali. Vediamo cosa è successo all’Orion Live di Roma.

“In questo tour la punk band di Chicago è accompagnata dagli svedesi Raised Fist, quintetto hardcore attivo dal 1993. In un Orion quasi completamente al buio, i Raised Fist suonano per una mezz’ora il loro hardcore a tinte metal (tinte troppo forti e marcate per i miei gusti): nulla da dire sulla bravura tecnica e sulla presenza scenica, soprattutto del frontman Alexander “Alle” Hagman, ma questo tipo di HC non fa proprio per me, anche se la risposta del pubblico presente è tutto fuori che annoiata e scontenta.

Alle 23.15 precise salgono sul palco i Rise Against con un Neil Hennessy dei Lawrence Arms alla seconda chitarra a causa di un infortunio alla mano di Tim. Neil non è certo l’ultimo arrivato: batterista nei Lawrence Arms, ha inciso un album (sempre da batterista) coi Less Than Jake, ha suonato anche con i Noise By Numbers e ha scritto insieme a Tim McIlrath il bellissimo pezzo Swing Life Away. In più è un produttore musicale, insomma un vero e proprio tutto fare del punk-rock.

Ma veniamo al concerto. Premettendo che gli ultimi due album dei Rise Against non mi hanno colpito (per usare un eufemismo) più di tanto, posso ritenermi soddisfatto perché da “Endgame” vengono estratte Satellite e Help is on The Way, oltreché Make it Stop (September’s Children) che proprio non riesco a mandare giù, mentre di “The Black Market” vengono suonate l’iniziale The Great Die-Off e I Don’t Wanna Be Here Anymore, ovvero i pezzi che preferisco. 

Tim, arrivato ormai alla soglia dei 40 anni, sembra non farcela più troppo bene, soprattutto nei pezzi urlati: in Give It All ad esempio fa cantare troppo spesso il pubblico e si prende troppe pause. Fortunatamente canzone dopo canzone la condizione vocale del frontman migliora e a pezzi come The Dir Whispered, Survive e soprattutto Black Masks & Gasoline (unica traccia proposta degli anni d’oro 2001-2003) è la mia di voce che piano piano se ne va.

Il primo encore è caratterizzato dalle acustiche (e bellissime) Hero of War Swing Life Away: nel primo caso Tim è accompagnato sia da Neil che da un impeccabile Zach Blair (l’ultima volta che vidi i Rise Against, al Groezrock del 2013, l’ex Only Crime non se la cavò del tutto bene), mentre durante la seconda McIlrath si è preso tutta la scena. Nel secondo encore  vengono eseguite Dancing For Rain Savior: come dire tanto per chiudere in bellezza. Bel concerto. Unica pecca la iniziale condizione vocale di Tim McIllrath… Ma voglio talmente tanto bene a questa splendida band, che non provo alcuna fatica a perdonargli questa iniziale défaillance.” 

di Matte Bottlerocket per www.punkadeka.it

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