Korn @ Atlantico Live – Roma 2015

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2 Febbraio 2015

(Fonte: www.metallized.it di Andrea Barricelli, foto di Stefano D’Offizi per www.relics-controsuoni.com, Roberto Panucci per www.onstageweb.com e Daniele Rotondo per www.loudvision.it)

I Korn sono ancora in buonissima forma, il ritorno di Head li ha decisamente rivitalizzati e possono continuare a rivendicare lo scettro di padri del nu metal.

….E pensare che a me, un tempo, i Korn neppure piacevano. Benché non sia mai stato un hater del tanto vituperato nu metal, proprio i padri fondatori, capitanati dal tormentato Jonathan Davis, sono stati praticamente gli ultimi cui io mi sia avvicinato fra i grandi del genere, ma i capelloni di Bakersfield si sono ormai guadagnati stabilmente un posto nella mia classifica di gradimento; oltretutto il loro ultimo lavoro, “The Paradigm Shift”, che ha indubbiamente beneficiato del ritorno in formazione dello storico chitarrista Brian “Head” Welch, mi ha convinto più della maggior parte delle loro fatiche discografiche dal 2000 ad oggi. Per questo, quando a novembre 2014 apprendo di una futura calata romana di Davis e dei Korn, si impone l’acquisto dei biglietti.

Sfortunatamente, nonostante la strada sufficientemente libera, arriviamo troppo tardi per assistere all’esibizione della band di supporto della serata, che scopriremo poi essere i The Qemists. Chiedendo a due diversi gruppi di amici trovati per caso sul posto un giudizio sulla loro esibizione, riceviamo due giudizi diametralmente opposti. A chi la ragione? Ai posteri l’ardua sentenza.
Alle 21 in punto, constatata la discreta presenza di pubblico, le luci si spengono ed un boato accoglie gli scomposti vocalizzi di Twist, intro di Life is Peachy oggi usata come apertura dello spettacolo dei Korn. Il primo, vero brano, oltre a scaldare gli animi, contiene un’importante dichiarazione di intenti: “Here to Stay!” gridano i Korn; noi ci siamo, siamo tornati più forti di prima e non abbiamo alcuna intenzione di mollare. I suoni appaiono da subito buoni ed i musicisti sembrano in palla: Reginald “Fieldy” Arvizu, che ad incontrarlo di notte in una strada isolata metterebbe una discreta paura, sferza il suo basso con pochi, semplici, ma granitici colpi, un applauditissimo Head sciorina riff di granito e Davis, per quanto non sia più quello di una volta, fa il suo sporco lavoro. A spiccare su tutti, però, è inaspettatamente il batterista Ray Luzier, primo occupante fisso dello sgabello dopo alcuni anni di precariato, seguiti alla separazione da David Silveria; Luzier, benché non possegga lo stile eclettico del batterista storico della band, è tuttavia più quadrato e potente, oltre ad apparire come il membro più abile dei Korn dal punto di vista tecnico. I Korn del resto, sono sempre stati più attenti all’impatto sonoro ed alle atmosfere che al puro shredding, cosa che probabilmente fa parte del loro oscuro fascino, ma non per questo ci dispiace vedere all’opera un musicista tecnicamente validissimo. Lo show procede dunque in scioltezza, alternando brani recenti (Right Now, Love & Meth) agli immancabili classici, quelli che ogni fan pretende giustamente di ascoltare: Falling Away From Me, una delle perle di “Issues”, è il primo e rapisce tanto con i suoi momenti più melodici, quanto con il ritornello, cantato a squarciagola da tutti i presenti. Va un po’ meno bene con Spike in my Veins, una delle tracce meno convincenti di “The Paradigm Shift”, nonché con la discutibile Hater, per fortuna intervallate dalla schizofrenica e graditissima Good God. E’ il preludio ad un altro classico, preceduto da una comparsa sul palco di Jonathan Davis munito di cornamusa, per la verità un po’ maltrattata dal singer; l’esecuzione di Shoots and Ladders, per fortuna, è di tutt’altra pasta e ci lascia entusiasti al punto da sorvolare sulle pacchianissime grancasse fosforescenti di Luzier e sul basso egualmente luminescente di Fieldy; la fine del brano, come di consueto, lascia spazio ad una breve cover della parte finale di One dei Metallica, cantata dai presenti con intensità maggiore, per la verità, di parecchie canzoni firmate esclusivamente dalla penna dei Korn.

Immagino la felicità dei musicisti nel percepire questa differenza di decibel…ma, per quanto vituperati, i Metallica restano sempre loro, non vi pare? Got the Life e Did My Time mantengono alta l’attenzione del pubblico, soprattutto la seconda, con il suo ritornello che invoglia al canto e la sua conclusione, più cupa e lenta, ma egualmente piacevole; su di essa, peraltro, Davis si esibisce in un discreto growl che ci tranquillizza sullo stato delle sue corde vocali. Il ragazzino tormentato di inizio anni 90, insomma, è cresciuto ed ora è un uomo, ma è ancora in grado di regalare emozioni. Il concerto dei Korn , benché alcune scelte di scaletta non convincano a fondo (Coming Undone ne è un ulteriore esempio), procede in modo spedito, passando per l’anthemica Freak on a Leash e per una lunga cover delle tre parti di Another Brick in the Wall dei sommi Pink Floyd, per la verità non particolarmente brillante, ma perlomeno sorprendente.

L’encore, un po’ breve, ci propone infine un rumoroso e divertente assolo del sempre sorridente Ray Luzier, una trascinante Y’All Want a Single e, naturalmente, la canzone che venti anni fa diede inizio a tutto, per citare lo stesso Jonathan Davis. L’urlo corale “ARE YOU READY?!” spacca i timpani già duramente messi alla prova e coinvolge tutti i presenti in un’ultima esplosione di furia…cieca. Blind chiude degnamente il concerto, seguita dai ringraziamenti di rito e dalla consueta elargizione di plettri e bacchette, con Luzier che va anche oltre, lanciando i cerchi della sua batteria a mo’ di frisbee.

Con le orecchie che fischiano, sciamiamo lentamente fuori dal locale, con la pioggia che ci riaccoglie nel suo poco materno abbraccio; siamo discretamente provati, decisamente affamati, ma complessivamente soddisfatti dello show, tanto da compiere il consueto rituale dell’acquisto di maglietta ricordo dell’evento. In definitiva, qualche canzone in più sarebbe stata la benvenuta, ma i Korn sono ancora in buonissima forma, il ritorno di Head li ha decisamente rivitalizzati e possono continuare rivendicare lo scettro di padri del nu metal. – Powered by Kick Agency

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