Jovanotti @ Palalottomatica – Roma 2015

Jovanotti, 27 – 28 dicembre 2015

L’energia di Lorenzo Jovanotti scatena i fan del palazzetto romano: ultime tre date di un’annata da record.

Dopo il trionfante tour negli stadi romani che ha dominato l’estate con 500 mila spettatori, Lorenzo torna  nei palasport  e porta con se più di 26 brani completamente riarrangiati. La sensazione è quella di essere parte di uno show penetrante, che offre qualcosa di nuovo, un vero e proprio “trip” sensoriale.

“In questo Jovanotti post tutto, più libero da obblighi promozionali, dalla responsabilità di riempire gli stadi, dal catalogo, trovano posto tutti i Jovanotti che ci sono stati finora, con una naturalezza e una narrativa che hanno come garanzia di coerenza solo lui, l’uomo che sul palco guida la sua band affiatata di fronte a un pubblico di tutte le età. C’è la botta iniziale con l’elettronica più recente con la doppietta Sabato e Tensione evolutiva, che sfocia poi in Wanna Be Startin’ Something di Michael Jackson. Lorenzo è star e subito dopo fan, secondo quella dualità che ha fatto la sua fortuna: sa essere insieme empatico e glamour, permette al pubblico di identificarsi e allo stesso tempo gioca con lo star system. La chiave dell’intrattenimento è qui.

“Eppure”. Lo dice un po’ di volte nei primi 15 minuti di spettacolo Lorenzo Jovanotti. Lo canta subito all’inizio dello spettacolo: “Eppure eppure eppure milioni di serrature non riescono a tenermi chiuso il cuore” (E non hai visto ancora niente). E poco dopo, in Tensione evolutiva: “Eppure ho questo vuoto tra lo stomaco e la gola, voragine incolmabile tensione evolutiva”. È un simbolo della sua poetica, la poetica dell’Eppure. Che vuol dire non essere mai completamente soddisfatto. Puoi vendere più album di tutti in Italia nel 2015, puoi conquistare gli stadi dopo trent’anni di carriera e rimanerci comodamente, puoi convincere scettici, vecchi e bambini. Eppure. Quell’eppure ha portato fin qui Lorenzo, quell’euforia che non si risolve mai in un totale appagamento, quell’idea di doversi spingere ancora oltre, scegliendo anche di tornare nei palazzetti dopo gli stadi – come fa in questo tour passato ieri a Roma per la prima delle tre tappe nella Capitale – e riaprire il proprio archivio per rinunciare a facili colpi a segno – Serenata rap, Fango, Baciami ancora, ad esempio – per ritrovare la motivazione con canzoni nuove.
C’è anche Lorenzo solo con la chitarra a intonare prima Piove e poi Gente della notte, inno dei tiratardi valido oggi come allora. Il Lorenzo che ormai può permettersi arrangiamenti che citano tango e jazz (Dove ho visto te) ma anche funk elettronico (È la scienza, bellezza!). Quello da solo sul palco con la drum machine per Tanto3che diventa dj e rapper in mezzo al pubblico per Musica. Jovanotti è come quelle silhouette da ritagliare per applicare sopra questo o quell’abito, per provare un po’ di tutto. E gli sta tutto bene sul palco a saetta, con la passerella-schermo che diventa ora filo sospeso e ora enorme tastiera da suonare ballandoci su. E c’è il Lorenzo di oggi di Tutto acceso che stringe idealmente la mano a quello di La mia moto. L’evoluzione non si muove più su una linea retta ma in cerchi concentrici, schegge impazzite, un’immersione dentro e fuori.

Nel finale le idee della grande produzione – diapositive sui maxi schermi, riprese di Valentino Rossi, il mantello sulle spalle a citare James Brown – hanno vita facile con classici come Penso positivoIl più grande spettacolo dopo il big bang e nuovi inni come Estate addosso, Ti porto via con me. “Difendiamo l’allegria” è lo slogan finale dopo due ore e mezzo prima degli auguri di buon anno con Ragazzo fortunato. Perché si gioca. Eppure si fa sul serio.”

Gianni Santoro per www.repubblica.it

 

Racconti dal pubblico

Lorenzo: “Un concerto unico. Purtroppo avevo saltato quello estivo perchè ero in viaggio, ma questo non me lo potevo perdere. In fila dalle 15 munito di striscione con scritto : “malpighi presente” ho aspettato con ansia le 21. Il concerto inizia e vabbe pazzesco come è Lorenzo d’altronde… Ma essere salutato ed essere guardato dritto negli occhi da jova durante una canzone per il cartellone è stato davvero unico.

Serena: “Penso sempre di essere in grado raccontare un concerto di jova a posteriori ma non è mai cosi. Quando i ricordi sono nitidi siamo ancora confusi e frastornati dalle mille emozioni e sensazioni vissute, così che tutto il racconto incalza su questa euforia. Stamattina è proprio questo il mood. Un racconto senza metterci del mio non sarebbe un racconto, siamo troppo insieme a lui, siamo troppo dentro, troppo al centro.  Ringrazio lui per materializzarsi ogni volta davanti ai miei occhi lucidi, con la stessa forza e lo stesso amore che percepisco ogni giorno ad occhi chiusi nella mia camera con le cuffie nelle orecchie. Lo ringrazio per essere l’uomo che è: padre, marito, poeta, showman ecc. Eccentrico, felice , mai banale, una bomba pronta al contagio.

Daria: “Hai fatto un discorso sulla vita e sull’amore degno dei più grandi oratori…ma, d’altronde, cosa ci si poteva aspettare da un uomo che scrive dei testi così, testi di una profondità immensa che hanno accompagnato ogni istante da ormai più della metà della mia vita (mi regalarono un tuo cd, buon sangue, quando avevo 10 anni, e oggi, che ne ho 20, i tuoi cd li ho tutti e non potrei assolutamente farne a meno.
Sei stato e rimani un punto di riferimento, la tua musica è per me fonte di ispirazione ma anche quell’angoletto prezioso dove andare a rifugiarsi quando si vuole stare soli con se stessi.”

www.jovanottitour.com

 

Foto di Michele Lugaresi per www.tgcom24.mediaset.it

 


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