Devendra Banhart @ Teatro di Ostia Antica 2017

Devendra Banhart live al teatro romano di Ostia Antica - Kick Agency Production Management

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La magia musicale di Devendra Banhart riecheggia nel Teatro.

Ostia Antica, 11 Luglio 2017

Durante il set-up del live di Devendra Banhart ieri sera al Teatro di Ostia Antica, uno dei posti più belli e poetici del litorale appena fuori dalla Capitale, abbiamo avuto la certezza che il luogo fa il concerto.

Il live act del folk-singer texano, tra i più eclettici dell’indie a stelle e strisce, non sarebbe stato lo stesso nelle canoniche location estive. Nel complesso delle incredibili rovine di Ostia Antica, dove il tempo si è fermato, il concerto ha avuto un sapore diverso. Un’atmosfera magica, completamente fuori dai ritmi frenetici a cui siamo abituati.

Stare seduti su gradoni di pietra appena tiepidi, con  la pineta intorno su cui cala il tramonto,  è di certo inusuale per chi è abituato ad assistere ai concerti. La magia di questa location, riesce a svelare al pubblico cosa significhi suonare dal vivo senza sovrastrutture.

La tensione tipica da live show all’aperto, con adrenalina e fan in delirio, non era nelle corde di questo concerto. È stato piuttosto un live rilassante e morbido, perfetto nella sua semplicità, mai banale.

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Teatro di Ostia Antica. Quando la location ‘fa’ il concerto.

Storico luogo per gli eventi dal vivo in estate, il il Teatro  si trova all’interno dell’area archeologica degli scavi.

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Eretto alla fine del I sec. a.c. si tratta di una struttura maestosa e imponente. Basti pensare che era in grado di ospitare fino a 2500 persone.
L’edificio, più volte restaurato nel corso dei secoli, conserva a pieno il fascino originale dei tempi andati.

Curare una produzione e l’allestimento di un eventoin questa storica e suggestiva location del litorale laziale, è stata per Kick Agency (B2b – Production Management) un’esperienza sempre unica, anche se già sperimentata.

Si è trattato infatti, non solo di pensare (come sempre), a tutti gli aspetti tecnici, logistici e funzionali alla buona riuscita dello show.

Lavorare ad un evento live in un sito archeologico significa, di fatti, saper entrare in punta di piedi,  per trovare la giusta sintonia con un pezzo di storia. Lavorare, cioè, con delicatezza e nel pieno rispetto della sua natura di bene prezioso, d’interesse artistico e culturale.

Gestire e coordinare team di persone e materiali pesanti per  attrezzare una simile location, è un po’ come maneggiare un “diamante grezzo”, di altissima caratura. Una gemma da trattare con estrema cura, per farla risplendere di luce propria durante lo show, salvo poi restituirla intatta, a spettacolo concluso.

Devendra Banhart. Una sarabanda di voci fuori dal tempo.

Sale sul palco alle 22.12, accolto dagli applausi urgenti del pubblico. Il cantautore respira piano nel microfono e inizia con Saturday Night, lieve come una carezza, ringrazia in italiano “gli amici che sono tutti qui”. Non ci sono solo le ballad in punta di dita e i brani che ti fanno chiudere gli occhi e respirare l’aria salina di Ostia.

I musicisti lo lasciano sul palco per un momento da solo: Won’t you come over è un ago puntato dritto sul cuore. Devendra ha la sua chitarra e una voce che è pura poesia. Si mescolano nuovamente le sue anime, tra tra lo storytelling in stile Bob Dylan e scelte vocali che in alcuni momenti evocano Jeff Buckley, Lou Reed, Julian Casablancas.

Un artista che sa districarsi tra tutte queste ispirazioni e non perde la sua direzione, trascinando il pubblico nel suo viaggio.

Un artista eclettico

Devendra Banhart è una persona molto eclettica e particolare, non ascrivibile a tante regole dello show business musicale. Ha cambiato direzioni, generi e aspetto così tante volte, che stargli dietro è quasi impossibile.

Forse è l’alone di leggenda che lo circonda a conferire a  Devendra Banhart un fascino tutto particolare: un nome suggerito ai suoi genitori da un mistico indiano, una vita da busker tra Texas, Venezuela, California e New York. Una musica che sembra uscire da un tempo ormai dimenticato.

Nella maggior parte dei casi si tratta di motivi appena abbozzati, lasciati volutamente incompiuti nella loro scarna veste originale, visto che quello che Devendra Banhart dice di preferire è la musica ‘non troppo affollata’, in modo che ci sia sempre spazio tra i suoni e le parole. Una sarabanda di voci “fuori dal tempo” riecheggia in quella del falksinger texano. Sta di fatto che nel suo intento di portarci lontano e ‘altrove’, può dirsi riuscito.

La location ha contribuito a rendere ancora più magica una serata che ognuno dovrebbe concedersi ogni tanto, per ricordarsi che la musica dal vivo è anche questo.


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Si ringraziano le fonti:
Redazione online Onstage web
Redazione online Ondarock

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